Io: Labiche e la commedia dell’egoismo

Il presente articolo è tratto da L’Unità, 01 aprile 1996. L’autrice è Maria Grazia Gregori.

Labiche theatreIn scena in Italia (al Teatro Stabile di Genova) per la prima volta (quasi centocinquant’anni dopo essere stato scritto), Io, titolo italiano che traduce il francese Moi, firmato a quattro mani da Eugène Labiche e Édouard Martin, è un vero e proprio concentrato di humour nero oltre che un campionario vastissimo di personaggi, i cui caratteri ci riportano alla tradizione della grande commedia. Non per nulla molieriano è un aggettivo che torna spesso tra gli estimatori di questo testo in cui, attraverso un’ironia impietosa, i grandi tipi della commedia umana sono tratteggiati con il progetto di colpire i facili arricchimenti, la corruzione imperante, gli egoismi sentimentali, i pruriti sessuali di una società affluente senza ideali. Forse che oggi c’è molta differenza?

Labiche e Martin, dunque, prendono un caso esemplare e lo fanno assurgere a moralità generale: un uomo anziano, solo e ricco, tale Dutrécy, che si crogiola nella comodità di giornate costruite su misura, si trova improvvisamente a prendersi cura di una nipote orfana, di cui si era praticamente dimenticato, che prima cerca di accasare in ogni modo e che poi, invece, sempre spinto dall’assoluta ricerca del proprio benessere, cerca di tenere sempre con sé. Naturalmente l’amore trionfa sull’egoismo e i vecchi accidiosi e inquietanti rimarranno soli. La felicità sembra loro preclusa, solo i giovani, che sono generosi e altruisti, possono sperare di farcela; ma attenzione: forse anche tra di loro cova il tarlo dell’egoismo, il vizio che Labiche vuole denunciare.

Naturalmente si ride in questo spettacolo che Benno Besson, regista di formazione brechtiana, mette in scena senza sacrificarne la divertente ilarità, ma accentuando gli spunti di critica sociale, di modernità che il testo contiene. Un’esaltazione comica del “tipo” borghese, fotografato nella sua mania di ordine globale fuorché nella vita economica dove quello che conta è, invece, l’arricchimento a tutti i costi. Ma Io è anche un testo che pone in primo piano lo scontro fra le generazioni: sono sempre i più vecchi a voler decidere il destino dei giovani, a governarne la vita, a sopirne gli slanci. Sotto la maschera del riso scandita dal perfetto meccanismo ad orologeria della costruzione drammaturgica, ecco apparire la crudeltà appena velata, l’egoismo misogino. Labiche, insomma.

Volumi teatro LabicheUn’occasione, questa di Io, che l’eclettico Besson non si è lasciato certo sfuggire, inserendo anche un ambiguo segno d’inquietudine dentro la paciosa disponibilità di un pubblico plaudente. E certo al successo dello spettacolo del Teatro di Genova hanno decisamente contribuito tutti gli attori a cominciare da uno strepitoso Eros Pagni nel ruolo dell’egoista numero uno. Gli tengono bordone un bravissimo Camillo Milli, altra bella specie di marpione, il vecchio medico interpretato da Marco Sciaccaluga e la giovane nipote, che Laura Morante disegna con civetteria da finta ingenua.

Per maggiori dettagli sulla trama vedere anche questo post

Questa voce è stata pubblicata in Eugène Labiche teatro e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.