Un passo nel crimine (dichiarazioni di registi e attori)

Le citazioni seguenti sono tratte dal dossier pedagogico della pièce di Eugène Labiche Un passo nel crimine, allestita e portata in tournée in Francia nel 2010 da Jean-Louis Benoit. La traduzione è mia.

Bozzetto (a cura di Jean-Louis Benoit)

Bozzetto (a cura di Jean-Louis Benoit)

Labiche è crudele, denuncia l’ipocrisia, la vigliaccheria e soprattutto la stupidità delle persone incolte, la cui unica preoccupazione è il denaro, la rendita. I suoi personaggi sono privi di sentimenti. Osservate bene il loro rapporto con le donne: sposano una ragazza solo per la dote. Notate come Gaudiband, in Un passo nel crimine, parla di Edgard! Non nutre alcun sentimento nei suoi confronti. Appena scopre che in realtà non è suo figlio, ma quello di un cantoniere, lo molla e basta. Fate attenzione a come parla di lui con la donna da cui lo ha avuto: “Spediscimi il bambino”, “L’ho ricevuto in un paniere”: sono proprio personaggi senza cuore, senza amici, che non amano le loro mogli.
(Jean-Louis Benoit, regista di Un passo nel crimine)

Il teatro è lo specchio dell’essere umano. Se le persone ridono tutte le sere, è perché si riconoscono nei personaggi di Labiche o vi riconoscono persone della loro vita quotidiana. Nelle opere di Labiche l’umanità occupa un ruolo centrale. Sono degli imbecilli, perdonatemi l’espressione, dei piccolo-borghesi che vogliono tirarsela. Io abito in campagna, e le storie di liti tra vicini, di gelosia e di persone che si prendono per chissà chi sono ancora attuali. Conosco l’ambiente, ne ho esperienza. Mi identifico in questa situazione. Forse Labiche ne fa la caricatura, ma parla comunque dell’umanità, di noi, ed è per questo che fa ridere. Malgrado tutto, questi personaggi risultano simpatici; la ragione è un po’ misteriosa, ma è così.
(Dominique Pinon, Gaudiband in Un passo nel crimine)

Gli “a parte” sono molto frequenti nel teatro di Labiche. Ora, rivolgersi al pubblico come se ci si rivolgesse a se stessi, senza essere sentiti dal proprio partner sulla scena, è un artificio che spezza l’illusione perché ricorda al pubblico di trovarsi in un teatro.

Sapersi rivolgere al pubblico è fondamentale. Questo è un teatro aperto verso il pubblico, il pubblico non viene mai dimenticato. Se lo si dimentica, non è possibile allestire un teatro di questo tipo. Gli “a parte” sono diretti al pubblico. Si possono esprimere tra sé e sé, o addirittura sopprimere, ma è una scemenza anche se è vero che non esistono più nella drammaturgia contemporanea. La rottura rappresentata dall’“a parte”, l’interpretazione dell’attore che spezza l’illusione, sono elementi fondamentali di questo teatro.
(Jean-Louis Benoit)

È un teatro estremamente difficile. Le battute sono brevi e ci sono gli “a parte”. L’“a parte”, al giorno d’oggi, nessuno sa più cosa sia. L’“a parte” è l’arte di spezzare l’illusione, e bisogna saperlo fare, non è facile […]. Ho una scena con Luc Tremblay, che interpreta Edgard Vermillon, dove do al pubblico, e non a lui, tutte le risposte a quello che dice. L’interpretazione esige questo. Questo stile recitativo non impedisce la sincerità, anzi, perché quando parlo con voi, se per caso mi sorge un pensiero come ad esempio: “Ho chiuso bene la finestra?”, questo pensiero voi non lo conoscete ma è comunque presente. Questo pensiero interiore corrisponde all’esclamazione: “Accidenti, ho dimenticato di chiudere la finestra!” rivolta al pubblico. È la stessa cosa, solo che, in un caso rivolgo al pubblico un cenno del capo e nell’altro no. Questo codice non esclude la sincerità.
(Philippe Torreton, Gatinais in Un passo nel crimine)

Qui è possibile vedere un breve documentario, in francese, sulla pièce allestita da Jean-Louis Benoit e la sua realizzazione:

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