Il più felice dei tre a Londra

Il presente articolo è tratto dal quotidiano The Guardian, 11 aprile 2000. L’autrice è Lyn Gardner. La traduzione è mia (Courtesy of Guardian News and Media Ltd).

The Threesome di Labiche al Lyric Theatre di Hammersmith.

The Threesome (Labiche)Nelle farse ottocentesche di Eugène Labiche ogni personaggio pensa al sesso ma non lo ammette. La parola non viene pronunciata, l’atto non viene consumato, ma ovunque c’è qualcosa che lo sottintende. L’intera pièce è un folle districarsi di frustrazione sessuale. Tutti sono colpevoli ma per la ragione sbagliata. I loro desideri e fantasie li mandano nel panico, la paura di essere scoperti li porta all’isteria ma a nessuno frega niente del tradimento, dell’amicizia o dei sotterfugi.

Il matrimonio dei Marjavel è un modello di decenza suburbana, ma c’è qualcosa che non va nella loro famiglia. La domestica riceve continuamente un vigile del fuoco nella cucina della casa situata nei sobborghi di Parigi, i coniugi aspettano la visita di due alsaziani ed Ernest, il giovane che vive nel padiglione, ha una relazione con la Signora Marjavel, la moglie del suo miglior amico.

La goffa produzione di Gordon Anderson contiene anche allusioni, ben poco velate, a un sottotesto omoerotico nella relazione tra Ernest e il Signor Marjavel. La spiacevole verità è che i Marjavel sono una di quelle coppie, non così fuori dal comune, che ha bisogno di un rapporto a tre. Ci sono molti dubbi su chi sia lo sfruttatore e chi lo sfruttato. La rivelazione arriva alquanto tardi per salvare una pièce al cui confronto una farsa di Brian Rix sembra un’opera raffinata. Una farsa funziona davvero solo quando gli spettatori sperimentano la stessa paura di essere scoperti che pervade i personaggi. Per loro è una sensazione da incubo, per noi puro divertimento. Ma non è questo il caso, purtroppo.

La pièce risulta davvero pesante, gravata com’è da una traduzione piena di doppi sensi da commedia oscena vecchio stile che lasciano perplessi e che gli attori faticano a esprimere con un minimo di autorità. È difficile pronunciare battute del tipo: “Monterà il mio traliccio da un momento all’altro” senza assomigliare all’attore comico Frankie Howerd. Battute del genere si contano dall’inizio alla fine, e la pièce fa sembrare il sesso talmente squallido da farti passare la voglia per sempre.

La produzione affronta il testo come una passeggiata più che una galoppata, e questo non aiuta. Si prova l’ardente desiderio di un’accelerata, se non altro perché la cosa finirebbe prima. Come i ricattati Marjavel ed Ernest, mi sentivo come se mi avessero portata a fare un giro. Ma in un luogo in cui non avrei proprio voluto andare.

La versione originale francese di Le plus heureux des trois è disponibile qui.

Le plus heureux des trois (Labiche)

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