Eugène Labiche a Broadway (e con Orson Welles)

Testi di Eugène Labiche rappresentati a Broadway:

1) Cousin Billy (da Il viaggio del Signor Perrichon). Adattamento di Clyde Fitch. Regia di Clyde Fitch. Numero di rappresentazioni: 76. Da gennaio 1905 a marzo 1905 al Criterion Theatre.

2) Dear Old Charlie (da L’amatissimo Célimare). Adattamento di Charles H. Brookfield. Regia di Charles H. Brookfield. Numero di rappresentazioni: 32. Da aprile 1912 a maggio 1912 al Maxine Elliott’s Theatre.

3) The Straw Hat (da Un cappello di paglia di Firenze). Adattamento di Paul Tulane e Agnes Hamilton Jones. Regia di Richard Boleslavsky. Numero di rappresentazioni: 57. Da ottobre 1926 a novembre 1926 all’American Laboratory.

4) Horse Eats Hat (da Un cappello di paglia di Firenze). Adattamento di Orson Welles ed Edwin Denby. Regia di Orson Welles. Numero di rappresentazioni: 61. Da settembre 1936 a dicembre 1936 al Maxine Elliott’s Theatre.

Horse Eats Hat di Orson Welles

Horse Eats Hat di Orson Welles

Critica all’adattamento di Orson Welles:

Ribattezzato Horse Eats Hat, questo adattamento dell’opera di Eugène Labiche a cura di Orson Welles ed Edwin Denby si distingue per il suo eccesso visto che, come sostenuto da un critico presente alla prima rappresentazione, i due adattatori erano più interessati al bestiame e ai cappelli da donna che ai personaggi di Labiche. Infatti, è stato inserito un prologo in cui si vede proprio il cavallo mangiare il cappello. Nessuno sembra chiedersi perché il personaggio di Fadinard – ribattezzato Freddy per l’occasione e interpretato dal giovane Joseph Cotten – guidi un calesse trainato da cavalli mentre l’intero corteo nuziale scorrazza in automobile. La pièce è trasposta nella Parigi del 1908 e include un fondale parigino con tanto di prominente Tour Eiffel.
La scena più folle avviene alla fine dell’atto terzo, quando Freddy, con il cappello in bocca, è inseguito dall’intero corteo e dagli invitati della Contessa: salta dal divano al tavolo al pianoforte per poi tentare di aggrapparsi al lampadario che sale fino a sparire dalla vista. Nello stesso istante, una fontana, collocata giusto sotto, si mette a zampillare in direzione dei pantaloni di Freddy mentre quest’ultimo spruzza soda sui suoi inseguitori. La scenografia inizia a ondeggiare, poi crolla e lascia spazio a un fondale notturno parigino che scende dall’alto di getto.
L’implausibile spettacolo dell’atto terzo, il cui rapporto con il testo di Labiche è molto debole, dimostra la surrealistica interpretazione slapstick che Orson Welles ha conferito al suo Horse Eats Hat. La pièce è stata definita demenziale e un senatore l’ha addirittura bollata come “un’oscena stupidaggine”. Metà del pubblico l’ha apprezzata – uno spettatore l’ha vista ben ventiquattro volte – e l’altra metà ne è rimasta indignata. […] Sta di fatto che la produzione di Welles ha contribuito poco alla reputazione di Labiche sia in qualità di realista che di vaudevillista.
(Leonard C. Pronko, Eugène Labiche and Georges Feydeau, The MacMillan Press Ltd., Londra 1982, pp. 90-91. Traduzione mia)

Horse Eats Hat di Orson Welles

Horse Eats Hat di Orson Welles

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