Mamma Sabouleux di Eugène Labiche vista da Théophile Gautier

Il presente articolo è tratto dal quotidiano La Presse del 16 marzo 1852. L’autore è Théophile Gautier. La traduzione è mia.

Mamma Sabouleux

L’attore Grassot, nel ruolo di Mamma Sabouleux, ritratto da Lhéritier

Mamma Sabouleux è una magnifica parata nell’ambito di quel genere immaginario, esorbitante, piramidale e strampalato che ben si adatta al Palais-Royal e alla sua troupe di buffoni; noi tutti amiamo molto queste farse esagerate, di una giovialità dirompente e di una comicità assurda, sogni pantagruelici di teatrini ambulanti, difformi alterazioni di tipi ridicoli tratteggiati al carboncino da caricaturisti dalla mano pesante che, a volte, valgono quanto il celebre pittore Daumier. La commedia del nostro secolo, così spesso richiesta dai critici che non vogliono vederla, ha trovato rifugio proprio in questo tipo di spettacoli. Queste pochade così disprezzate costituiscono un’arte originale, spontanea e profondamente francese. Le atellane interpretate dai buffoni osci, purtroppo andate perdute, di sicuro possedevano la stessa folle licenziosità e la medesima stravagante verità.

Il militare francese oltre a essere un tipo spavaldo è anche un rubacuori. Egli, infatti, seduce tutte le cameriere, rovina la reputazione alle compaesane e fa andare a male il latte delle nutrici. Da che mondo è mondo Marte è sempre stato amico di Venere. Un corazziere ha sedotto, con la lucentezza del suo casco e del suo corsaletto di ferro levigato, la troppo passionale Signora Sabouleux, che di mestiere fa la nutrice. Di conseguenza, la signora ha seguito il soldato semplice abbandonando a casa due lattanti affidati alle cure delle sue mammelle fallaci: la piccola Suzanne, figlia dei coniugi Claquepont, e Toto, frutto anonimo di un non meglio precisato ghiribizzo.
Papà Sabouleux, a cui la fuga della moglie e la perdita contemporanea dei mesi di balia, dello zucchero e del sapone puntualmente pagati dai Claquepont avrebbe creato non pochi disagi, decide, senza conoscere la mitologia, di affidare i due mocciosi a una capra Amaltea che non nutre, nei confronti dell’esercito francese, lo stesso rispetto dimostrato dalla Signora Sabouleux e che fornisce ai bambini una quantità illimitata di latte. Il tempo passa, i bimbi crescono e Papà Sabouleux ne ha fatto due piccoli domestici. Suzanne controlla le pentole sul fuoco e Toto gira per i prati, sorveglia i tacchini e svolge mille altre attività secondarie tipiche della campagna e proporzionate alle sue forze. Un bel giorno, però, i coniugi Claquepont si presentano in paese per riprendere il frutto del loro amore che credono, grazie alle lettere ingannevoli speditegli da Papà Sabouleux, allevato con estrema cura e sollecitudine materna. La notizia del loro arrivo manda l’uomo nel panico totale e lo spinge a vestirsi da donna nel tentativo di impersonare la nutrice scomparsa. I Claquepont trovano così, al posto dell’angioletto biondo e fresco annunciatogli nelle lettere, una spaventosa piccola sguattera, nera come il “grillo” di George Sand (riferimento a La piccola Fadette, romanzo di George Sand del 1849), smunta, dalla pelle bruciata dal sole, arruffata, con la voce roca, che si esprime in un dialetto spaventoso, bestemmia come un carrettiere e si accovaccia nella cenere per attendere alla propria occupazione che consiste nello schiumare la carne.

Mamma Sabouleux (locandina)Un signore, miope come una talpa e presunto padre di Toto, si presenta a sua volta in casa Sabouleux e cerca, con il sostegno di un occhialino, di riconoscere in quell’orrido ragazzino rustico il frutto smarrito del suo passato amore; a complicare le cose, un barbiere del paese, amico di Sabouleux, ha la geniale idea, per aiutare il compare nei guai, di radersi alla perfezione con il suo miglior rasoio e indossare a sua volta i panni della fuggitiva. Questo conflitto tra nutrici uomo è causa di bizzarre complicazioni, di attoniti sbigottimenti e di una serie di dialoghi della più assurda ridicolaggine che si possa immaginare. Alla fine, la matassa si dipana con l’ammissione, da parte del protagonista, della scomparsa della vera Mamma Sabouleux. I coniugi Claquepont si portano via Suzanne, che a Parigi sarà rieducata al fine di perdere quell’atteggiamento campagnolo, e il signore miope rientra in possesso del selvaggio Toto che sarà civilizzato dopo l’inserimento in un collegio.

La piccola Montaland interpreta alla perfezione Suzanne. Questa bambina graziosa e spiritosa non è semplicemente un pappagallo che recita a memoria una parte, ma rivela doti da vera attrice. Dove avrà mai osservato simili comportamenti? Forse si ricorda del periodo in cui era a balia. Pensate agli attori Grassot e Hyacinthe e a Mamma Sabouleux. La sola idea fa sbellicare dalle risa e ci dispensa da qualsiasi commento.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Eugène Labiche teatro e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...