Abbracciamoci, Folleville! (Embrassons-nous, Folleville!)

Abbracciamoci, Folleville!La favola di questa pièce merita di essere raccontata perché non manca di originalità.
Il marchese Manicamp fa cadere in acqua il cavaliere Folleville nel tentativo di dimostrargli la sua abilità nel tiro all’anatra. Questo comportamento, che sottolinea le scarse capacità del marchese nell’arte della caccia, potrebbe costargli caro come cortigiano. Infatti, insultare un gentiluomo sotto lo sguardo di re Luigi XV è considerato un crimine punibile in base al codice dell’etichetta reale. Ma il cavaliere Folleville, un po’ per generosità e un po’ per ingenuità, dichiara di essere caduto in acqua da solo per sbadataggine. Il marchese, pieno di riconoscenza, salta al collo del cavaliere, lo abbraccia fino a soffocarlo e gli impone sua figlia come futura moglie. Folleville, innamorato di una cugina rimasta in paese, vorrebbe confessare al marchese di non avere alcuna intenzione di diventare suo genero, ma ogni volta che apre bocca per parlare, l’uomo gli spalanca le braccia e gli grida con profondo affetto: “Abbracciamoci, Folleville! Voi mi avete salvato dalla disgrazia avvenuta sotto gli occhi di Sua Maestà!”, e Folleville finisce per tacere rassegnandosi a diventare il marito della Signorina Manicamp.
La fanciulla, dalla mano lesta e dal carattere vivace, ha danzato un minuetto presso la corte del re con il visconte de Chastenay a cui ha mollato un sonoro ceffone per non aver tenuto il ritmo della danza. Manicamp, da uomo di mondo qual è, si reca dal visconte a porgere le sue scuse per la stupidaggine commessa dalla figlia. Nel frattempo, però, il visconte arriva a casa di Manicamp… per poter continuare con la signorina l’animata discussione di cui lei gli ha già dato un assaggio. In presenza dell’uomo che è stata in grado di colpire con la sua bellezza e il suo atteggiamento disinvolto, la Signorina Manicamp, che non possiede la virtù della timidezza, si sente comunque imbarazzata. Il visconte ne approfitta per confessare di adorarla, malgrado lo schiaffo ricevuto che egli considera una prova evidente della sensibilità del suo cuore. Detto questo, i due decidono di sposarsi e di ballare un minuetto per celebrare il comune accordo raggiunto. Ma c’è Folleville! […]
Sul palcoscenico tutti i personaggi si abbracciano, e per completare il quadro, durante il couplet conclusivo l’attore che interpreta Manicamp è avanzato fino alla ribalta e, con voce soave, ha annunciato al pubblico di sentire il bisogno di abbracciare ogni singolo spettatore. Infatti, a pièce conclusa, l’uomo, andato a posizionarsi dietro il banco della biglietteria, si è messo ad abbracciare ogni persona che usciva.
(Il presente articolo è stato pubblicato sul quotidiano La Sylphide: journal de modes, de littérature, de théâtres et de musique, il 20 marzo 1850. L’autore è Philibert. La traduzione è mia.)

Abbracciamoci, Folleville!Nel teatro di Labiche il duello d’onore esiste ancora, anche se egli lo colloca a volte in un contesto storico particolare, come quello del regno di Luigi XV. In Abbracciamoci, Folleville!, rappresentata nel 1850, il duello è una minaccia che incombe sistematicamente mettendo in difficoltà alcuni appartenenti alla nobiltà, dal temperamento vivace e orgoglioso, abilitati al porto d’armi e abituati a servirsene. Un primo duello, tra Manicamp e Folleville, viene evitato perché Manicamp preferisce riconciliarsi con il suo futuro avversario piuttosto che affrontarlo. Un secondo duello, però, si profila all’orizzonte quando Manicamp teme che il visconte de Chastenay gli chieda ragione del comportamento violento di sua figlia, che lo ha schiaffeggiato mentre ballavano il minuetto. I personaggi manifestano l’intenzione di passare all’azione quando Manicamp rifiuta di concedere al visconte la mano della fanciulla:

Manicamp Farabutto!
Il visconte Uccello del malaugurio!
Manicamp Uccello del malaugurio a me?… Oh, questo è troppo! Come osate insultarmi in casa mia?… Me ne darete ragione!
Il visconte Quando volete!
Manicamp Anche subito!
Il visconte (a parte) Come osa rifiutarmi la mano di sua figlia! (Ad alta voce, sfoderando la spada) In guardia!
Manicamp (a parte) Come osa darmi dell’uccello del malaugurio! (Ad alta voce, sfoderando la spada) In guardia!
(François Cavaignac, Eugène Labiche ou la gaieté critique, L’Harmattan, Paris 2003, p. 118, traduzione mia.)

Curiosità: In Francia, la pièce di Labiche è talmente nota che l’espressione Abbracciamoci Folleville! è entrata a far parte del linguaggio corrente per indicare un’ipocrita dimostrazione di gioia o amicizia.

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